Testo e foto MARCO FERRERO
Un tempo il Salone dell’Automobile di Torino era vissuto da parte delle case automobilistiche come l’occasione per presentare al grande pubblico proveniente da ogni parte del mondo le proprie novità, quelle vetture che da lì a poco sarebbero entrate nella vita di tutti i giorni, il prodotto dello studio da parte dei propri progettisti, quei mezzi che avrebbero dovuto acquisire quote sempre più importanti di mercato.
A partire soprattutto dagli anni ’70 la kermesse vide la presentazione di tutta una serie di vetture non destinate alla vendita (se non in casi successivi isolati), i cosiddetti “concept”, realizzazioni talora fantasiose dietro le quali si nascondevano evoluzioni che sarebbero state proposte in tempi successivi ed alle quali si cercava di “abituare” le persone, a partire dall’uso sempre maggiore della plastica in luogo del metallo, all’aerodinamica sempre più esasperata, ai primi modelli nei quali il tema della “sicurezza” veniva enfatizzato (chi ricorda i tre modelli del progetto ESV – Experimental Safety Vehicle – della FIAT)?
Con l’evoluzione dei tempi ed il superamento del concetto del Salone dell’Auto come momento di lancio delle proprie vetture, ed una diversa strategia commerciale non più legata a tempistiche prestabilite o codificate, le kermesse di oggi sono più simili al concetto di “mostre”, non più legate necessariamente a modelli futuri, anzi spesso con un occhio al passato, spettacolarizzate e contestualizzate in ambienti dove si perde il concetto di “tecnica” e si esaltano tematiche diverse.
La seconda edizione del Salone Auto di Torino, predisposta nel centro del capoluogo piemontese, tra palazzi storici architettonicamente di grande pregio ed alcuni monumenti iconici della città, ha rispettato questi nuovi dettami, proponendo al pubblico non solo una rassegna del panorama automobilistico mondiale ma anche i luoghi più storicamente “importanti” di Torino, un tempo ricordata come la capitale italiana (e non solo) dell’automobile.
Molto (persino troppo) lo spazio dedicato alle vetture asiatiche ed alla mobilità elettrica, che ha lasciato una sensazione un tantino fastidiosa come se si volesse a tutti i costi inculcare il messaggio che quella dovrà essere la via obbligatoria da seguire per il futuro, anche se gli occhi e le attenzioni di tutti si sono focalizzati sulle vetture sportive e sui modelli più “tradizionali”.
Come in tutte le mostre, impossibile non soffermarsi con ammirazione sugli angoli più suggestivi e sulle vetture più ammirate per raccogliere qualche immagine; come sempre, necessario non dimenticarsi di coloro i quali non hanno avuto l’opportunità di essere presenti, per regalare loro qualche istantanea utile a rendere l’idea di cosa il Salone Auto abbia saputo proporre.





















