Testo e foto MARCO FERRERO
World Endurance Championship, ultimo atto della stagione sul “tempio della velocità” di Monza, un tracciato che da sempre è sinonimo di massime prestazioni e di punte velocistiche elevatissime, un tracciato capace di esaltare le potenze più elevate e che, pur con l’inserimento di varianti nel corso del tempo, garantisce medie sul giro elevatissime.
Un anello caratterizzato da lunghi rettilinei e poche curve, e che lascia a pochi punti le possibilità di sorpasso, ed è proprio sulle curve, dove forse si possono ancora giocare quei centesimi di secondo che alla fine determinano la differenza, che si vuole focalizzare l’attenzione con un giro di pista dal punto di vista dei piloti.
Prima variante:
a tutti gli effetti è diventato il punto determinante del tracciato ai fini dei sorpassi, al termine del lungo rettilineo delle tribune, una doppia destra / sinistra molto stretta dove la carreggiata si restringe ed il punto di frenata è fondamentale, ed anche se i cordoli sono stati appiattiti rispetto al passato il passaggio sugli stessi può far guadagnare o perdere preziosi centesimi o decimi di secondo. Sicuramente il punto più temuto, specie al primo giro, da tutti I piloti.
Curvone Biassono:
con l’avvento della prima variante il curvone ha perso molto della sua originaria importanza, ora è rimasta una curva di piena accelerazione nella quale necessario tenere la “corda” o cercare la scia utile per tentare un sorpasso alla successiva seconda variante. Si percepisce una lieve pendenza interna che “aiuta” i piloti nella corretta impostazione della stessa.
Seconda variante:
è l’altro punto dove è possibile tentare in staccata un sorpasso; una variante più “aperta” rispetto alla prima, dove la velocità di percorrenza è leggermente superiore e dove il “taglio” dei cordoli diventa quasi obbligatorio. Il vantaggio di arrivare più “sgranati” è che i contatti di gruppo sono meno frequenti, e la via di fuga in ingresso aiuta a correggere un arrivo troppo “lungo”.
Curve di Lesmo:
due curve importanti in ottica dell’impostazione del successivo tratto, quello che porta alla variante Ascari e, per conseguenza, alla successiva staccata della Parabolica; modificate rispetto all’originaria configurazione, rimangono tuttavia un passaggio importante, sia nella velocità di percorrenza, sia, soprattutto per quanto riguarda la seconda, nella scelta del giusto mix tra velocità e traiettoria. A differenza di altri punti del circuito, un errore alla prima curva di Lesmo diventa irrecuperabile, con un ritiro quasi certo causa l’insabbiamento o l’impatto contro le barriere.
Serraglio:
più che una curva in senso stretto un cambio di direzione a sinistra che si percorre in piena accelerazione; vista dalla pista la curva presenta un lieve scollinamento che, in entrata, non da la percezione di cosa ci si possa trovare davanti in uscita. Forse la difficoltà maggiore, in certi orari, è data dal contrasto tra le ombre generate dagli alberi e la luce solare che i piloti hanno di fronte a loro.
Variante Ascari:
una tripla sinistra / destra / sinistra diventata ancor più veloce (ed i tempi sul giro lo testimoniano) da quando i cordoli sono stati appiattivi, togliendo spettacolarità in un punto dove tutte le vetture si sollevavano in uscita, mentre ora l’uscita è diventato un tratto di piena accelerazione. Insidioso l’ingresso, dove non si vedono più sorpassi in quanto il punto di staccata è ormai quasi “fisso”, e dove un errore può portare la vettura contro le barriere interne, molto vicine al tracciato, anche per la presenza di un cordolo che può destabilizzare la vettura.
Parabolica (Curva Alboreto):
l’ultima curva del tracciato, dedicata al grande campione, dove è fondamentale la percorrenza in massima scorrevolezza e velocità per poter sfruttare al meglio il successivo rettilineo finale e le eventuali scie di chi sta davanti; necessario non esagerare a passare sul lato esterno dove la banda verniciata può (e Leclerc ne sa qualcosa) far perdere aderenza alla vettura. Anche qui, rispetto al passato, difficile vedere sorpassi, ma si possono apprezzare le scelte relative alle traiettorie in entrata, che possono leggermente differire tra i piloti.
Una pista dove , a parte le due varianti, le curve vanno interpretate nell’ottica della massima scorrevolezza e della massima velocità di percorrenza, dove ogni curva va valutata nell’ottica del successivo rettilineo e del successivo punto di frenata, dove, paradossalmente, anche un lievissimo errore “pesa” più di un tratto eseguito meglio, dove l’equilibrio è tale che, come si suol dire, i minimi dettagli possono fare la differenza.











