6 ore di Monza – Prove libere

Testo e foto GIUSEPPE MAGNI

 

 

Piove questa mattina sulle prime prove libere della 6 Ore di Monza, prova conclusiva del World Endurance Championship 2026. Vedere il Tempio della Velocità sotto l’acqua rimanda la mente a quello che abbiamo potuto leggere e sapere dell’epopea del Campionato Mondiale Sport Prototipi, segnatamente a due edizioni memorabili dell’allora 1000 chilometri di Monza, Trofeo Filippo Caracciolo, quella del 1966 e quella del 1972, entrambe disputate il 25 aprile sotto la pioggia. La prima fu vinta dalla splendida Ferrari 330 P3 della coppia John Surtees-Mike Parkes, fu la prima edizione intitolata al Principe Filippo Caracciolo di Castagneto, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, e si disputò sul circuito di 10 chilometri, comprese le ripidissime sopraelevate che potete ammirare ancora oggi, se, come spero, foste qui a seguire dal vivo la edizione 2026 di una gara davvero leggendaria. Si narra addirittura che la meravigliosa Rossa, forse una delle più belle automobili plasmate da mano umana, ebbe addirittura dei problemi ai tergicristalli, ma I due assi della Scuderia Ferrari seppero portarla al traguardo trionfatrice, percorrendo i 1000 chilometri in poco più di 6 ore. Questa, ragazzi miei, sarebbe stata proprio una gara da vedere: pioggia battente, la P3 che sfreccia leggiadra e sensuale, volando leggera all’apice di quei veri e propri muri che sono le sopraelevate del Tempio della Velocità. Roba da brividi, da cuore in gola, innamorati come non mai della Rossa e del suo Cavallino, quel giorno particolarmente rampante.

L’altra edizione bagnata memorabile fu quella del 1972, acqua ancora più intensa, stavolta il circuito fu quello senza sopraelevate, di lunghezza suppergiù identica a quello moderno. Quella volta a vincere furono Gianclaudio Regazzoni e Jacky Ickx, sulla Ferrari 312 PB. Gara bagnatissima ed avvincente, punto più alto di una categoria che vedeva il 25 aprile come data principale dell’anno. Le corse di durata, infatti, attiravano ancora più pubblico che non i grandi premi di Formula 1, lo stesso Enzo Ferrari teneva moltissimo a ben figurare nel Mondiale Sport Prototipi, palestra tecnicamente più vicina ai suoi prototipi da strada e, allora, di una risonanza senza pari.

Questi e molti altri pensieri di gare bagnate raggiungono il cuore in questa mattinata novembrina. Non è primavera, come a quei bei tempi, ma vedere sfrecciare, questa volta dal vivo, la Rossa sotto l’acqua nel Tempio della Velocità dà una sensazione calda, magica, pervasa da quello stesso innamoramento che deve aver travolto quegli spettatori, giusto 60 anni fa…

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