EMERSON FITTIPALDI AL MAUTO DI TORINO

Testo e foto MARCO FERRERO

 

 

 

Nell’ambito della mostra “I nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi” al Museo dell’Automobile di Torino si è svolto l’ultimo dei talk show previsti, denominato “Ne ho viste di tutti i colori” un’occasione imperdibile quanto mai interessante non fosse altro che per la presenza, come ospite d’onore, di Emerson Fittipaldi, due volte campione del mondo di Formula 1 e due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, indiscusso testimone di quanto accaduto in quegli anni ’70 e ’80 nel mondo del motorsport.

Un’occasione per rivivere alcuni fatti, episodi, aneddoti di un periodo che, seppur d’oro per quanto le competizioni sapevano proporre, ha vissuto di molti chiaroscuri causa alcuni tristi episodi (Giunti Buenos Aires 1971, Williamson Zandvoort 1973, Pryce Kyalami 1978) ed altri momenti (Montjuich 1975, Jarama 1980) in cui la credibilità di alcuni sistemi non ha proprio peccato di trasparenza.

Un talk show nel quale, con il campione brasiliano, erano presenti anche Daniele Audetto, Beppe Gabbiani, Alberto Sabbatini e i curatori Carlo Cavicchi e Mario Donnini; Emerson Fittipaldi, giusto ricordarlo, vinse i suoi due titoli iridati nel 1972 con la Lotus e nel 1974 con la McLaren, e quindi a pieno titolo e diritto può essere considerato come uno dei rivali più “importanti” della Ferrari.

Un’occasione che ha fornito spunti di interesse e riflessione, un talk show che è durato per quasi due ore, dove i ricordi si sono sprecati, e dove Emerson Fittipaldi ha ripercorso la sua carriera, dagli inizi con il kart sino alle vittorie ad Indianapolis in Indycar, raccontando il tutto sotto l’occhio degli episodi più significativi e delle storie di pista.

Un periodo nel quale, come ha esposto, i rapporti personali tra piloti erano molto più stretti, le amicizie erano più solide, dove le innovazioni tecniche quali il serbatoio antifiamma hanno salvato molte vite, in un motorsport meno esasperato di quello di oggi.

 

Un talk show al termine del quale Emerson è stato sommerso dall’affetto e dall’ammirazione dei presenti ai quali, nonostante l’orario, non ha negato da vero signore qual è autografi e selfie sino all’ultima persona, un bagno di folla che ha attestato come, dopo cinquant’anni, il campione brasiliano riscuota sempre affetto ed ammirazione.

La presenza di Daniele Audetto, in quel periodo Direttore Sportivo del Cavallino Rampante, è stata occasione per chiedere se vi fosse stata la possibilità che Fittipaldi potesse correre con la Ferrari; la risposta, testuale, è stata “Certamente, nel 1976, dopo l’incidente di Niki (Lauda), pensando che non avrebbe recuperato, Ferrari mi mandò da Emerson per offrirgli la vettura, ma lui rifiutò in quanto aveva firmato un contratto di ferro con Copersucar, lo sponsor saccarifero brasiliano”.

 

Risulta peraltro che Fittipaldi già nel 1971 avesse diniegato la proposta della Ferrari per via del legame esistente tra lui e Chapman (e bene fece dato che nel 1972 vinse con la Lotus il suo primo titolo iridato).

L’aneddoto forse più interessante riguarda però la conferma relativa al famoso Grand Prix del Giappone del 1976, quando James Hunt vinse il titolo, laddove tutti i piloti si erano accordati per ritirarsi dopo due giri per consentire agli organizzatori di non perdere i guadagni in caso di annullamento della gara; il problema fu che molti piloti furono minacciati di ritorsioni, mentre altri, tra cui lo stesso Hunt, erano moralmente in debito per dei favori ricevuti, per cui si trovarono “obbligati” a correre tutta la gara. Gli unici che rispettarono il “patto”, oltre a Niki Lauda, furono Emerson Fittipaldi, Carlos Pace e Larry Perkins.

Nota di grande interesse, pare che, per quanto dichiarato, Niki Lauda e James Hunt, ad onta di quanto si è sempre creduto, a latere della ovvia rivalità sportiva fossero grandi amici…

Una serata per la quale non si può che ringraziare gli organizzatori, che hanno permesso di scoprire alcuni aspetti della vita professionale di Emerson Fittipaldi che altrimenti non sarebbero mai emersi.

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