IL GP DEL GIORNO DOPO Verstappen suona la samba e fa ballare il circus, una Masolin in stile ILVA

DI HERIBERT STOHR
Inizio dalla fine.
Vince Verstappen che non riesce nemmeno a fare un errore; strano ma vero. Anzi è Kubica che tenta di spiaccicarlo al rail in corsia box.
Vettel e Leclerc si prendono a sberle in pista e fanno entrare la Schiaffety car. Il monegasco aveva fatto una infilata birichina al tedesco il quale ha pensato “Nein! Kvesdo non tofefi varmelho!” e nel rettilineo successivo, succhiando la scia del diavoletto, si è poi spostato q.b. per fare danni ad entrambe le monoposto per cui : zero punti, figura di m., carro attrezzi, constatazione amichevole da firmare.
Distrattegia Mercedes. Senza Toto un motore coto. Per Bottas esperimenti di pit stop montando le gomme di tutti i colori per poi mandare tutto in fumo facendo sentire al pubblico puzza di würstel bruciati. Con Hamilton il team prova due undercut su Verstappen with scarso successo ma quando Lewis stava agguantando l’olandese non lo richiamano al box in regime di solfaty car perdendo una minima possibilità di vittoria; non paghi, alla seconda stupidy car invece lo fermano per un cambio gomme inutile facendogli perdere persino in 2° posto.

Comunque, la cronaca.

Gara di pit stop con i meccanici indaffarati a far girare le pistole come non mai. Pronti via e Hamilton copia Bottas 2018 superando Vettel all’esterno della esse Senna. Mentre Verstappen guida con un briciolo di vantaggio, Ricciardo tenta un timido sorpasso su Magnussen che si comporta da cancello chiuso ma stavolta ha la peggio anche se l’australiano deve cambiare il musetto ai box e scontare 5 secondi di penality (sembra una medicina). Leclerc rimonta facile dal 14° posto ma poi si plafona. Sainz da ultimo rimonta bene : conviene partire ultimi avevo scritto l’altra volta. 21° giro pit di Lewis e gomme rosse, il giro dopo Max si ferma per gomme rosse, riparte 2° ma , come un’Honda anomala, svernicia l’inglese sul dritto. Pit di Albon gomme gialle, Vettel idem, Bottas bianche, Leclerc bianche. Al 42° giro torna ai box un deluso Bottas “Kokeillaanko keltaisia renkaita ?”. Proviamo le gomme gialle? Nuova sosta di Hamilton e gomme gialle, idem per l’olandese che “Deze keer kan het me niet schelen” stavolta non mi frega, e rimane in testa. Pit per Vettel e gomme rosse “Gehen wir zu R-Plan über”….uno dei tanti piani. Albon fa uguale. Bottas finalmente va che pela ma si fa intimidire o innervosire da Leclerc, come reazione rompe il motore anche se non accadeva da un secolo. Grazie a Valtteri fermo nel prato la safety car decide la gara perché Max va ai box, Leclerc idem e Lewis no.
Alla ripartenza Verstappen s’invola a Hamilton non rimane che difendere il 2° posto. Ma arriva il pasticciaccio delle Ferrari che causa un altro errore del team Mercedes, Lewis ai box e riparte 4°, passa Gasly, poi prova un sorpasso su Albon in un punto furbo e lento e sembra riuscirci perché il pilota Red Bull lascia 4 corsie libere a destra ma poi chiude come se non ci fosse nessuno e va in testa coda. Gasly è 2° per mezza macchina su Hamilton che si scusa per l’incidente ma va sul podio. Anche io penso a un incidente di gara invece lo penalizzano di 5 secondi così scende fino al 7° posto. 3° quindi Sainz (da ultimo eh eh eh eh) 4°Raikkonen 5°Giovinazzi 6°Ricciardo 8°Norris 9°Perez 10°Kvyat, Albon mesto e piangente 15°, Russell 13° si mette dietro una Haas. Il team manager Ferrari Bigrotto ha fatto lo stesso errore che fece Ron Dennis nel 2007 che affiancò ad Alonso Hamilton senza ordini di scuderia, lasciandoli liberi di gareggiare uno contro l’altro. Alonso perse il titolo. Vettel doveva essere prima guida e Leclerc seconda, in base ai risultati, nel 2020 si sarebbe fatto diversamente. Il tedesco ha manifestato insofferenza per questa situazione disturbando le sue prestazioni. Le critiche devono ricadere sulla squadra e non sui piloti che, a volte, sembrano più immaturi di Verstappen e Norris.
Promossa la gonna di Federica Masolin insieme ai suoi stivali e al suo trucco; bocciata invece la camicetta in laminato dell’ILVA.
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