F.1 GP MESSICO L’evoluzione del circus passa da Antonelli e snobba i media tradizionali

DI PAOLO CICCARONE

Una immagine tipica del GP del Messico

C’era una volta Bernie Ecclestone che nel gestire la F.1 aveva una idea ben precisa di quali fossero le priorità. A partire dall’orario delle prove e delle gare. Infatti il successo della F.1 negli anni 90 e 2000 è partito proprio da questo punto fermo. Intere famiglie alle 14 in punto, seduti a tavola, davanti alla TV a guardare le gare. E il sabato pomeriggio stessa cosa per le qualifiche. Era un rito consolidato. E se c’era il fuso orario da rispettare, gli orari venivano spostati in modo tale da consentire alla platea più ampia di seguire l’avvenimento.

Una classica corona di fiori nei giorni del GP Messico in ricordo dei defunti (Foto Intiso dal web)

Poi sono arrivati gli americani di Liberty Media, gli orari sono stati spostati sui fusi made in USA, col risultato che spesso, anche nelle gare in medio oriente, dove il fuso sarebbe a favore dell’Europa, ci si ritrova ad inseguire con gare in notturna, orari sfalsati e tutto sul meridiano di New York. Le ultime due gare, Austin e Messico, non fanno eccezione (ma anche Miami e lo sarà pure Las Vegas) col risultato che le qualifiche sono finite dopo mezzanotte ad Austin e finiranno dopo le 23 in Messico. Tanto interessa solo la TV, a pagamento e con audience ridotta, se si pensano ai 12 milioni della TV in chiaro contro gli 800 mila scarsi (che superano il milione e mezzo con le repliche) attuali. Ergo, di un certo tipo di comunicazione stampa, la F.1 ne fa a meno.

Ingresso paddock club (foto Intiso dal Web)

Il problema non riguarda solo l’Italia ma è comune a tutta l’Europa, ovvero lo zoccolo duro della categoria. I nuovi fans seguono i social, si abbeverano dai reels di 30 secondi con immagini di gara o prove, il resto è superfluo, i media tradizionali sono fuori e i 30 milioni di follower della F.1 sono quelli incollati alle piattaforme social, ai filmati brevi, ai commenti a volte feroci. Secondo le stime di Liberty Media sono i nuovi fans che seguono tutto e le tribune piene degli autodromi lo dimostrano, col record di spettatori in un mondiale 2026 che ha surclassato i mondiali di calcio di oltre un milione di spettatori dal vivo in più. Segno che la miscela funziona.

Il boom di interesse fra i giovani grazie ad Antonelli

Poi se vai a vedere chi sono gli sponsor della F.1 attuale, vedi che sono giganti della moda e del lusso, marchi di prestigio come Moet Et Chandon per lo champagne, Rolex Luis Vuitton e via di questo passo. Tutti brand dedicati a un pubblico che può spendere. Esattamente il contrario di chi segue la F.1 sui social, fatto di giovani senza soldi, senza lavoro e con un futuro ancora da scrivere. Infatti sono molti i minorenni attratti dalla categoria e dai suoi eroi e in questo il salto di qualità lo ha fatto fare Kimi Antonelli.

Folclore nel paddock club (foto Intiso dal web)

Il prossimo futuro campione del mondo della F.1, coi suoi 20 anni e 2 mesi, ha saputo raccogliere il tifo e l’attenzione di adolescenti, di mamme attempate che vedono in lui il nipotino scavezzacollo e frotte di ragazzine adoranti. Il colpo, insomma, è riuscito perfettamente. Poi fa niente se le qualifiche non le vedono in diretta, tanto c’è il riassunto sui social, fa niente che i media tradizionali non riescono a chiudere le pagine con l’attualità e quando escono sono già vecchi e superati perché non hanno nemmeno la possibilità di stare al passo con l’evento.

Non è quello che cercano i padroni del vapore. Per cui, aspettiamo le 22,30 di domenica sera 1 novembre, per scrivere una pagina di storia unica nel panorama italiano: dopo 73 anni un pilota tricolore potrebbe (anzi diventerà) campione del mondo di F.1. Dopo Ascari, Antonelli. Un salto di generazioni incredibile. Poi fa niente se uno come Gabriele Tarquini a quasi 50 anni abbia vinto il mondiale turismo, che Antonio Giovinazzi e Alessandro Pierguidi siano campioni del mondo WEC con la Ferrari. Questi titoli a quanto pare non valgono quello che Antonelli porterà a casa fra qualche ora. Peccato, perché vuol dire che il made in Italy da corsa è valido e si esprime ad altissimo livello…

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