F.1 GP Brasile. Ferrari fra luci ed ombre, ma nel momento difficile abbracciamo la rossa

DI GIUSEPPE MAGNI
Sabato sedici novembre abbiamo festeggiato i novanta anni dalla nascita della Scuderia Ferrari. Una storia meravigliosa che racconta del sogno di un uomo, diventato via via il sogno delle moltitudini, in tutto il mondo e, io credo, anche oltre. È stato un bel compleanno, festeggiato per altro già in tante precedenti occasioni, con tante iniziative stupende da parte della gloriosa Scuderia del Cavallino Rampante. Squadra carica di storia e di gloria, una delle pochissime realtà italiane di cui possiamo ancora andare orgogliosi. Sabato sedici novembre si sono susseguiti i messaggi celebrativi, foto, video che ripercorrevano la lunghissima, stupenda epopea della Casa di Maranello, che è nata con le corse e per le corse, vincendo in tutte le categorie e in tutte le epoche, facendo sventolare il tricolore nei decenni ai quattro angoli del mondo e facendo risuonare migliaia di volte quell’Inno sublime che, spesso, noi stessi ci siamo ritrovati a cantare, orgogliosi, in terra straniera. Una squadra circondata da sempre di un amore immenso, infinito, incondizionato, cieco, quasi soffocante, da parte di milioni e milioni di tifosi.
“Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile, sicuramente la farà rossa!” Disse Enzo Ferrari. Sapeva che la Ferrari, la sua Ferrari, è nel cuore di tutti, grandi e piccoli, tutti la amano alla follia. O, per lo meno, così dicono…
Anche oggi, dopo novanta anni e un giorno, la Scuderia Ferrari era in pista, in Formula Uno, in Brasile, orgogliosamente in prima fila al via, in una giornata dove tutti speravamo in una buona prestazione del nostro amatissimo Cavallino Rampante. Amatissimo, sì, forse solo a parole…
Perché poi siamo sempre pronti a saltare addosso a ogni pié sospinto alla Scuderia stessa, una volta perché sbaglia le strategie, una volta perché sbaglia la macchina, un’altra volta perché non sa fare o non sa gestire.
La gara di oggi è finita male, malissimo. Una gran brutta giornata, rovinata da due piloti che tutti osanniamo come grandissimi campioni. Talmente osannati che siamo spesso prontissimi a dare addosso alla novantenne di Maranello, pur di difendere a tutti i costi e, a volte, contro ogni evidenza, una volta il predestinato, la volta dopo il quattro volte campione del mondo.
Direi che sia auspicabile una riflessione. Prima di tutto da parte nostra. La Scuderia Ferrari la dobbiamo amare per davvero, tutti i giorni, essere sempre vicini alle ragazze e ai ragazzi che lavorano alacremente, senza risparmiarsi mai, neppure durante tante notti, chi a Maranello, chi sulle piste del mondo. Dobbiamo supportarli, sostenerli sempre, non perdere occasione di far sentire loro il nostro calore. Dovremmo capire che i piloti fanno parte della squadra stessa. Il tempo quest’anno ha dimostrato che non era la SF90 a mortificare le ambizioni dei due campionissimi, senza macchia e senza paura, che stanno al volante. I quali dovrebbero invece tenere sempre ben presente, ogni ora e ogni momento, che sono entrambi proprio loro i finalizzatori del gran lavoro di centinaia di persone sempre pronte a qualsiasi sacrificio pur di dar loro il miglior mezzo possibile. Dovrebbero tenere sempre presente che sono ancora loro, i piloti, i depositari dei sogni, i centravanti che devono segnare quei gol che farebbero esultare quella curva così grande, così enorme, stracolma di tifosi rossi, che non basterebbero tutti gli stadi del mondo per contenerli tutti.

È andata così. È andata male.

Il primo pensiero è per i Ragazzi del box, i meccanici. Il secondo è per chi, domani mattina entrerà alla GES, a Maranello, e non lesinerà nessuno sforzo per tornare presto a far volare il Cavallino Rampante. Il terzo pensiero è per tutti noi, che amiamo le corse, che amiamo la Formula Uno, che amiamo la neo novantenne Scuderia Ferrari. Dai, forza, andiamo tutti a Maranello, entriamo anche noi alla GES domani mattina. Applaudiamo le nostre ragazze e i nostri ragazzi, piloti compresi. Sosteniamoli, sproniamoli, spingiamoli avanti, spingiamoli in alto, facciamo sentire a ciascuno di loro il nostro calore, la nostra vicinanza! E vedrete che già il prossimo compleanno lo festeggeremo in maniera davvero diversa!
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