RODOLFO INTELISANO
Qualcuno si ricorda del pilota argentino Esteban Tuero, ingaggiato dalla Minardi per disputare la stagione di Formula Uno 1998? Considerato un talento emergente, e infatti Minardi con il suo proverbiale fiuto di scopritore di talenti, lo aveva bloccato e messo sotto contratto, su di lui si appuntavano grandi speranze da parte di tutta l’Argentina, ancora alla ricerca del nuovo Fangio o almeno del nuovo Reutemann.
Addirittura gli avevano inventato il gossip di una relazione con la modella argentina Valeria Mazza, anche lei modella emergente di quel periodo. In realtà posso svelare che Tuero la trovava antipatica e spocchiosa. Non so dire nulla invece di cosa pensasse Valeria Mazza di Tuero ma sono quasi certo che il suo pensiero non si discostasse di molto da quello del pilota… Insomma, sul ragazzino diciannovenne si appuntarono le speranze e le attenzioni di una intera nazione, con un duplice effetto: il ragazzino diventò arrogante e presuntuoso, tanto che un giornalista argentino sarebbe arrivato successivamente a scrivere che lo avrebbe volentieri preso a schiaffi, per poi, alla fine del campionato, complice la mancanza di risultati e qualche spavento di troppo, crollare sotto il peso della pressione e annunciare il ritiro, con tutte le grane contrattuali che ne seguirono con tutti gli sponsor argentini che lo appoggiavano.
La situazione di Colapinto oggi, anche lui argentino, mi appare molto somigliante a quella di Tuero. Dopo il Gran Premio del Azerbaijan del 2024 Colapinto era già diventato un fenomeno e subito su di lui si sono appuntate tutte le attenzioni di un intero popolo di appassionati. Primo effetto: il giovane Colapinto si sente obbligato ad essere all’altezza delle aspettative create su di lui, non corre più sereno e nelle ultime gare di campionato non ripete le brillanti prestazioni iniziali ma anzi infila una serie di incidenti, distruggendo diversi telai Williams che nemmeno il peggior Sergeant. Nonostante appaia abbastanza chiaro a chi sappia guardare che sul ragazzo, bravo per carità ma forse non un fenomeno, come stanno a dimostrare i risultati non eccezionali ottenuti nelle formule minori, sono cadute aspettative eccessive, Briatore lo mette sotto contratto con la Alpine e, in base alla stessa pessima usanza inaugurata dell’ineffabile Helmut Marko con la filiera giovani Red Bull, di non dare ai giovani il tempo di crescere, buttando addosso a loro una pressione eccessiva che pretende risultati subito, scarica dopo solo due gare il povero Doohan e lo mette in macchina.
Risultato: avendo per le mani una vettura assolutamente non competitiva, dalla quale il solo Gasly riesce ad estrarre qualcosa di dignitoso, Colapinto si perde, verrebbe da dire cola a picco, diventa una sorta di ostacolo vagante in qualifica, numerosi i suoi impeding, in gara è sempre anonimo e inconsistente. Il problema riguarda i giovani piloti argentini, così come per anni ha interessato i piloti brasiliani. Il fantasma di Fangio, così come quello di Senna aleggiano sulla testa di questi ragazzi, mentre i media, gli appassionati, attendono con ansia l’erede di tali giganti, schiacciandoli con il peso di un tale impari e impossibile confronto. Un problema più generale riguarda invece la pressione eccessiva che viene messa addosso a qualsiasi “roockie” a qualsiasi nazionalità appartenga e dai quali si pretendono risultati tutti e subito.
Così che piloti argentini come Colapinto si ritrovano addosso una pressione doppia. Briatore dice che un pilota deve essere in grado di sopportare la pressione? Vero. Ma c’è pressione e pressione. Un conto è la pressione della competizione, del confronto con gli avversari, se si vuole anche con il compagno di squadra, altro è la pressione determinata dal sentirsi costantemente sotto esame e dal dover in ogni momento dimostrare qualcosa, senza sentire minimamente l’appoggio della squadra. Imparassero da Toto Wolff, per me il più intelligente dei team manager, sul come si gestisce un giovane talento, vedendo come a Kimi Antonelli non venga messa addosso dalla squadra alcuna pressione.
A quella purtroppo ci pensano giornalisti più o meno esperti e i pseudo-esperti da social non appena per motivi del tutto indipendenti dal talento, occasionalmente i risultati non arrivano. Così capita di leggere commenti del tipo che, sì, è un bravo ragazzo, ma forse guidare non è il suo mestiere, dimenticando o dimostrando la totale ignoranza delle qualità mostrate dal ragazzo nelle formule minori e che tutti nell’ambiente gli riconoscono. Ai tempi di Lauda, non c’erano i social, ma lui evitava volutamente di leggere i commenti sui giornali delle sue prestazioni, non appena era finito al centro dell’attenzione e delle aspettative di tutti con il passaggio in Ferrari. Passò per arrogante e spocchioso e invece era solo la sua solita intelligenza e lucidità che con il tempo tutti avrebbero dovuto riconoscerli. Quindi basta con i predestinati e lasciateli crescere in pace.…








