LA FORMULA E A MONTECARLO

 

Chissà se a Benjamin Franklin, Alessandro Volta e Luigi Galvani, precursori nella storia dell’elettricità e delle sue applicazioni, in un’epoca nella quale calessi e carretti erano trainati da cavalli o da altri animali domestici, sarebbe mai venuto in mente che un giorno i loro pronipoti avrebbero fatto utilizzo di tale forma di energia per affrancare i fidi quadrupedi da questo onere ed alimentare mezzi sui quali ci si sarebbe spostati? 
Non solo l’energia elettrica accompagna oggi ogni nostro passo, ma anche si sta imponendo come forma di propulsione alternativa, non solo nella mobilità urbana, ma anche nel mondo motoristico sportivo, dove la Formula E, in questo precursore, sempre di più si sta imponendo all’attenzione come campionato di assoluto livello e dove l’evoluzione tecnica ha palesato e sta attestando evoluzioni significative (basti paragonare la durata delle batterie nelle gare dello scorso anno e di questa stagione). 

Altri campionati, altri mezzi, che siano a due piuttosto che a quattro ruote, stanno entrando in punta di piedi nel mondo motoristico sportivo, raccogliendo attorno a sé un misto tra curiosità ed interesse e alimentando, come sempre accade in questi casi, opinioni contrastanti quando non opposte (si passa da chi, più “ambientalista”, plaude a questa nuova forma di competizione a chi, più “conservatore”, storce il naso quasi schifato dall’assenza del rombo dei motori. 

 

 
Parigi, manco a dirlo la “Ville Lumiére” per eccellenza, città che i reportages delle ultime settimane hanno posto in evidenza più per notizie di cronaca (i gilet gialli, il rogo a Notre Dame) che non per i suoi aspetti storico / culturali, ha ospitato la seconda tappa Europea del ABB FIA Formula E Championship; una cornice, a maggior ragione dovuta al contrasto tra la sua cultura classica e quanto di futuristico rappresenta questa serie, al pari di quella di Roma dello scorso Gran Premio, assolutamente di grande fascino e suggestione. 

Una scelta coraggiosa, ma perseguita con perseveranza ed oculatezza, quella del ABB FIA Formula E Championship, questa la denominazione ufficiale, di portare nelle capitali di nazioni di quasi tutto il pianeta le loro gare, il loro campionato; basta dare un’occhiata alle città che ospitano questo campionato, giunto alla sua quinta edizione, Dir’iyya (Emirati Arabi), Marrakech (Marocco), Santiago (Cile), Mexico City (Messico), Hong Kong, Sanya (Cina), Roma (Italia), Parigi (Francia), Montecarlo (Monaco), Berlino (Germania), Berna (Svizzera), New York (U.S.A.), per comprendere la portata di questa sfida, città che rappresentano storia, tradizione, modernità, culture, ricchezza, povertà, contraddizioni, di fatto uno spaccato di quanto il mondo, nel bene e nel male, possa presentare. 

Dopo la storia antica di Roma, che ha aperto la serie europee di gare del campionato, ed il fascino ottocentesco e napoleonico della capitale francese, sarà Montecarlo ad ospitare la prossima gara, una location che ha come caratteristiche distintive il fascino e la tradizione di un tracciato, ultimo rimasto di quelli cittadini del passato, a ricordare in quali condizioni si correva agli albori dello sport dei motori, anacronistico per quanto siano gli attuali canoni dell’automobilismo, ma che quasi un secolo di corse (ed interessi economici stratosferici) hanno reso unico e quasi “intoccabile”. 

A differenza di tutte le altre gare del campionato, nel Principato si corre tutti gli anni anche in Formula 1, e l’organizzazione è ormai più che collaudata; la città, da circa un secolo abituata ad ospitare tra le sue strade una gara, accoglie con naturalezza e senza forzature l’evento, mentre nelle altre capitali per due giorni una sua parte viene stravolta nella sua normale destinazione d’uso, adattandosi forzatamente ad un evento non del tutto comune. 

Non è ovviamente dato sapere quali fossero l’idea e l’intento originari di Franklin, Volta e Galvani quando hanno dato corpo ai loro studi, ma una curiosità sorge spontanea: chissà cosa penserebbero vedendo quali evoluzioni abbia avuto nel tempo abbia avuto la loro invenzione e come la stessa sia ormai divenuta elemento fondamentale nella vita di tutti i giorni…

Condividi su: