FRANCO LIISTRO per CORSANEWS
Baveno. Ci sono automobili che nascono per accompagnarci ogni giorno nel traffico e altre che sembrano ricordarci che la strada può essere molto più di un semplice collegamento tra due luoghi. La GWM Tank 300 appartiene senza dubbio alla seconda categoria, un fuoristrada che fa della robustezza, della personalità e della capacità di affrontare terreni difficili i suoi principali punti di forza. A Baveno, sulle rive del Lago Maggiore, abbiamo avuto l’occasione di avvicinarci a questo modello, espressione della strategia internazionale di Great Wall Motor, il costruttore cinese deciso a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel mercato automobilistico europeo. Per la GWM 300 si prospetta anche un futuro sportivo e un successo in questo camp avvalorerebbe le sensazioni provate nel salirci a bordo e percorrere chilometri sulle sponde del lago Maggiore e poi nell’affrontare un percorso fuoristrada molto selettivo: nel prossimo futuro di Tank 300 c’è la Dakar già, forse, quella in calendario a gennaio.
A colpire, ancora prima di mettersi al volante, è il suo aspetto. La Tank 300 non cerca di nascondere la propria vocazione, anzi la esibisce attraverso una carrozzeria dalle linee squadrate, il frontale verticale, i fari circolari e i passaruota pronunciati. Il portellone posteriore con la ruota di scorta esterna completa un insieme che richiama la tradizione dei grandi fuoristrada, quelli concepiti per affrontare percorsi impegnativi senza lasciarsi intimorire dalle difficoltà. Le dimensioni importanti, con una lunghezza di circa 4,76 metri, contribuiscono a trasmettere una sensazione di solidità e presenza, mentre i dettagli moderni evitano che il richiamo al passato si trasformi in una semplice operazione nostalgica.
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La vera personalità della Tank 300, tuttavia, non si esaurisce nell’estetica. Sotto la carrozzeria si trova una struttura a longheroni, una soluzione tecnica che distingue questo modello da molti SUV tradizionali e che testimonia la volontà di puntare su una meccanica adatta all’utilizzo fuoristradistico. La trazione integrale, le marce ridotte e i blocchi dei differenziali sono elementi che acquistano significato soprattutto quando l’asfalto lascia spazio alla terra, alle pietre e alle pendenze. È una scelta progettuale precisa, che mette al centro la capacità di avanzamento e la resistenza, senza rinunciare alle comodità richieste da un’automobile moderna.
Salendo a bordo, la sensazione cambia rispetto a quella suggerita dall’aspetto esterno. L’abitacolo è contemporaneo, con una strumentazione digitale, un sistema multimediale e finiture che cercano di avvicinare il mondo dei fuoristrada a quello delle vetture di categoria superiore. La posizione di guida rialzata offre una visuale dominante sulla strada e contribuisce a trasmettere sicurezza, mentre l’ambiente interno è studiato per rendere piacevoli anche i trasferimenti più lunghi. È proprio questo uno degli aspetti interessanti del progetto: la Tank 300 vuole essere un mezzo capace di affrontare un percorso accidentato, ma anche un’automobile con cui raggiungere il lavoro, viaggiare con la famiglia e percorrere centinaia di chilometri senza trasformare ogni spostamento in una spedizione.
La proposta meccanica comprende differenti soluzioni, tra cui una motorizzazione turbodiesel da 2,4 litri e una variante ibrida plug-in Hi4-T, che abbina un propulsore a benzina a un’unità elettrica per una potenza complessiva dichiarata di 408 cavalli e una coppia di 750 Nm. Numeri che raccontano due interpretazioni dello stesso concetto: da una parte la concretezza del diesel, dall’altra la spinta immediata offerta dall’elettrificazione. La versione ibrida introduce inoltre la possibilità di percorrere brevi tragitti utilizzando l’energia accumulata nella batteria, pur mantenendo un’impostazione meccanica orientata anche all’utilizzo lontano dalle strade asfaltate.
Ma è durante la prova fuoristrada organizzata a Baveno che la Tank 300 può mostrare davvero il proprio carattere. Il paesaggio del Verbano, con le montagne che si affacciano sul lago, offre una cornice suggestiva per un’esperienza che invita a guardare oltre la consueta dimensione automobilistica. Una volta lasciato l’asfalto, il ritmo cambia inevitabilmente. Non conta più arrivare rapidamente a destinazione, ma capire il terreno, valutare gli ostacoli e scegliere la traiettoria migliore. È in questo contesto che le caratteristiche tecniche della vettura smettono di essere semplici voci di una scheda e diventano strumenti concreti a disposizione del conducente.
Sullo sterrato, la posizione di guida rialzata permette di osservare con maggiore attenzione ciò che si trova davanti al cofano, mentre la struttura del veicolo e le sospensioni sono chiamate ad assorbire le irregolarità del fondo. Le buche, i tratti sconnessi e le variazioni di pendenza richiedono una guida progressiva, senza accelerazioni brusche e con un controllo costante della direzione. La Tank 300 restituisce così una sensazione di solidità, accompagnata dalla consapevolezza di avere a disposizione una meccanica pensata per situazioni nelle quali la sola potenza del motore non sarebbe sufficiente.
Quando il percorso si fa più impegnativo, entrano in gioco la trazione integrale e le marce ridotte, che permettono di affrontare le difficoltà con maggiore controllo. I blocchi dei differenziali, nelle condizioni appropriate, aiutano a mantenere la capacità di avanzamento quando alcune ruote perdono aderenza. È una differenza sostanziale rispetto a molti SUV che affidano gran parte del proprio comportamento alla gestione elettronica della trazione. Qui la tecnologia si accompagna a soluzioni meccaniche specifiche, pensate per chi considera il fuoristrada non soltanto un’occasione occasionale, ma una parte importante dell’esperienza di guida.
Naturalmente, un veicolo di queste dimensioni richiede attenzione. Il peso, l’ingombro della carrozzeria e gli spazi di manovra impongono di affrontare i passaggi più stretti con prudenza, senza lasciarsi trascinare dall’impressione di invulnerabilità che un mezzo così imponente può trasmettere. La vera capacità fuoristradistica non consiste nel procedere a ogni costo, ma nel conoscere i limiti del veicolo e sfruttarne correttamente le possibilità. È una lezione che la Tank 300 sembra voler ricordare attraverso la propria impostazione, privilegiando il controllo e la progressione rispetto alla velocità.
Terminata la parte più avventurosa della prova, il ritorno sull’asfalto permette di riscoprire l’altra faccia della vettura. Il comfort dell’abitacolo, la dotazione tecnologica e la posizione di guida contribuiscono a renderla utilizzabile anche nella vita quotidiana, sebbene le dimensioni importanti possano rappresentare un limite nelle strade strette e nei parcheggi cittadini. Non è, insomma, il mezzo più discreto per affrontare il traffico dei centri urbani, né pretende di esserlo. La sua ragione d’essere è un’altra: offrire un’alternativa a chi desidera un fuoristrada autentico, ma non vuole rinunciare alle comodità e ai sistemi di assistenza ormai indispensabili su un’automobile contemporanea.
Il prezzo, la rete di assistenza, i costi di gestione e il valore residuo saranno elementi determinanti per capire quale spazio potrà conquistare sul mercato italiano. Great Wall Motor si confronta infatti con concorrenti che vantano una lunga tradizione nel settore e una reputazione costruita nel corso degli anni. Per convincere il pubblico non basteranno una linea accattivante e una dotazione generosa: saranno importanti anche l’affidabilità nel tempo, la qualità del servizio e la capacità di rispondere alle esigenze di chi utilizza realmente il veicolo.
La GWM Tank 300, però, possiede già un elemento che la distingue: una personalità precisa, lontana dall’omologazione di molti SUV contemporanei. La prova di Baveno ne mette in luce la vocazione fuoristradistica e la volontà di unire due mondi che non sempre riescono a convivere, quello della robustezza meccanica e quello del comfort moderno. In un mercato nel quale tante automobili cercano di apparire avventurose pur restando prevalentemente legate all’asfalto, questo modello prova a compiere il percorso inverso, partendo da una base tecnica adatta all’off-road per costruire attorno a essa un’esperienza di utilizzo più completa.
E così, tra le alture del Lago Maggiore e i sentieri che si allontanano dalle strade principali, la Tank 300 racconta una filosofia automobilistica fatta di sostanza, presenza scenica e voglia di esplorare. Non è una vettura per tutti, né vuole esserlo. È piuttosto una proposta per chi considera il viaggio parte integrante della destinazione e vede nella possibilità di abbandonare l’asfalto una libertà da non perdere. Perché, a volte, il valore di un fuoristrada non si misura soltanto nei cavalli o nella quantità di tecnologia a bordo, ma nella capacità di accompagnarci là dove le altre automobili preferiscono fermarsi.









