IL CAMPIONE 2025 DELL’ICE CHALLENGE È LUCIANO COBBE

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Anche la stagione 2025 dell’Ice Challenge va in archivio, una stagione, tanto per cambiare, segnata, oltre che dalle consuete difficoltà, anche dalla scomparsa di Adriano Priotti, “mago” e preparatore della pista di Pragelato, che lascia ombre anche su quanto potrà avvenire in futuro in merito ai prossimi campionati, che nella pista piemontese avevano sempre trovato il punto di riferimento.

L’ultimo round del campionato, svoltosi ancora una volta a Saint Rhemy en Bosses in Val d’Aosta, e con un format lievemente diverso dal consueto, con tre manches diurne e tre notturne, aveva lo scopo di determinare le classifiche finali della manifestazione, valida per l’attribuzione dei titoli nazionali velocità su ghiaccio.

Detto che Raffaele Silvestri, nella categoria dei Kart Cross, e Franco Picconi, nella categoria a due ruote motrici, avevano già conquistato matematicamente i titoli, rimaneva da assegnare il titolo nella categoria a quattro ruote motrici, nella quale la lotta si era di fatto ristretta a Raffaele Silvestri (150 pt), Luciano  Cobbe (147 p), Aldo Pistono (120 pt), Andrea Chiavenuto (112 pt), con tutti gli altri ormai di fatto tagliati fuori dalla lotta per la vittoria finale.

Un ultimo round nel quale, stanti i colpi di scena visti nelle precedenti gare, laddove tutti i protagonisti erano stati a turno e ripetutamente colpiti da problemi meccanici di ogni tipo, che rendevano utopico ogni tipo di pronostico, l’incertezza era tale da non lasciare spazio ad alcuna certezza in merito al successore di Giovanni Saracco, anche lui costretto al forfait sin dal primo appuntamento di Pragelato dove il motore della sua Lancia Delta S4 ha ceduto.

Al termine dell’ultima delle sei manches di questa ultima tappa a vincere il titolo (e la gara) è stato Luciano Cobbe a bordo della sua Ford Focus WRX, con 173 punti totali, davanti a Raffaele Silvestri su Kia Rio WRX (172) ed a Aldo Pistono con la sua Opel Astra ex Andros (160); da ricordare come la classifica quest’anno consentisse, sulle 18 manche totali corse, di scartare le peggiori 5, un elemento che ha fatto sì che la serie si decidesse all’ultima prova.

Al termine di questa edizione della serie qualche considerazione si impone; se da un canto ancora una volta gli organizzatori si sono lodevolmente impegnati al massimo per garantire l’esecuzione delle gare, non si possono sottacere le difficoltà crescenti nell’organizzazione di un campionato di fatto di nicchia.

La scomparsa, in questo, di Adriano Priotti di certo non ha facilitato, e non faciliterà in futuro, le cose, e la speranza è che Pragelato continui a mantenere la sua centralità; l’ingresso del tracciato valdostano ha certamente dato nuove alternative, ma si dovrà comunque trovare, anche per questione di immagine, una maggiore stabilità nel calendario.

Quel che appare preoccupante è il progressivo impoverimento, sia in termini quantitativi che qualitativi, del numero dei partecipanti, sceso dalla cinquantina di presenze di un paio di anni fa all’attuale trentina, che ha visto, per tutta una serie di ragioni, l’uscita dalla serie di piloti “importanti” che potevano garantire spettacolo e rilevanza alla serie.

Difficile proporre o trovare soluzioni, ma sarebbe un peccato che una serie così appassionante, l’unica rimasta a rappresentare le gare su ghiaccio, possa trovarsi a dover affrontare difficoltà insormontabili.

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