DI PAOLO CICCARONE

BUDAPEST – Un giro di quelli che ti riescono una volta in un week end e questo è tutto merito di chi quel giro riesce a metterlo insieme. Charles Leclerc riporta in pole position una Ferrari che per due giorni di fila non ha mai mostrato segni di competitività. Comunque vada la gara, è un bel segnale perché dà coraggio, fiducia, entusiasmo ed è quello che serve: “E’ una pole inaspettata e per questo me la godo di più – ha detto Leclerc – ovviamente la partenza con la prima curva sarà importante, sarà utile gestire tutto e poi vedere in gara come andare”. Solo 26 millesimi hanno diviso la Ferrari da Piastri con la McLaren, che è sempre stato, con Norris, terzo, sempre davanti.

Ma in Q3 sono cambiate le temperature e l’aderenza dell’asfalto, tanto che sono andati tutti più piano rispetto alla Q2, tranne Leclerc che ha migliorato di un decimo il suo tempo e con questo minimo miglioramento ha ottenuto la pole position. Dicevamo un risultato più importante per il morale che per l’esito della gara, perché sul passo la McLaren appare ancora davanti con Mercedes e Red Bull più lenta, tanto che Russell, in quarta posizione, grazie alla temperatura più bassa della Q3 ha recuperato fino a 12 millesimi da Norris (segno che le McLaren in Q3 hanno perso qualcosa per le temperature asfalto passate da 55 gradi a 36) mentre Verstappen non è andato oltre l’ottava posizione, dietro pure a Bortoleto con la Sauber. Il che è tutto dire.

La sorpresa senza dubbio sono le Aston Martin con Alonso quinto e Stroll sesto, autori di buone prestazioni in tutto il week end con aggiornamenti al minimo e un set up migliorato. Tanto che qualcuno nel team ha deciso di scommettere su una Aston vincente. E magari, se dovesse arrivare la pioggia, potrebbe anche capitare la sorpresa. E parlando di sorprese, ma in negativo, ce ne sono due. La prima, ovviamente, è Lewis Hamilton, finito 12.esimo. Con una Ferrari in pole è inammissibile che l’altra finisca lontana e non si tratta di differente trattamento. Qui c’è qualcosa che non va perché se durante tutto l’anno Leclerc ci mette una pezza, non è possibile che dopo 13 gare Hamilton sia lì ad annaspare. Con tutte le attenuanti del caso, qui Lewis ha sempre fatto grandi cose, adesso le becca dai pivelli perché non ci sono scuse. E infine Antonelli.

Se Russell porta la Mercedes in seconda fila, nonostante le attenuanti, non può piazzarsi 15esimo. Il ragazzo deve ritrovarsi a livello mentale e togliersi di torno alcuni modi di agire. Adesso la Mercedes, col ritorno al vecchio stile sospensivo, dovrebbe essere la stessa da guidare, quella che gli è valsa una pole nella sprint e un podio in Canada. Quindi qualcosa da resettare. E con la F.1 i tempi devono essere brevi. Fra Hamilton e Antonelli, il problema maggiore è del primo. Perché se per Kimi si tratta di esperienza, e gli alti e bassi sono frequenti, per uno come Hamilton potrebbe voler dire una fine ingloriosa nel team tanto ambito da ragazzino. Vedremo in gara cosa succederà…






