Testo e foto MARCO FERRERO
Quando possibile, eseguire la “track walk” con i piloti risulta sempre un’esperienza unica ed imperdibile, in quanto consente di percorrere un giro di pista con la stessa prospettiva che hanno i protagonisti; non solo, ma con un minimo di attenzione si possono cogliere dettagli non percepibili neppure da bordo pista, già di suo posizione “privilegiata”.
Stavolta l’occasione, ovviamente raccolta, ha riguardato l’Autodromo Internazionale “Enzo e Dino Ferrari” di Imola; pur se già ammirato in tante camera car, il circuito del Santerno, percorso nella sua lunghezza, si apprezza ancor di più nei suoi dettagli e nelle sue peculiarità; un tracciato, seppur molto bello e tecnico, certamente non facile, che richiede ai piloti doti di interpretazione che possono fare la differenza.
Si inizia , dopo la partenza, con l’ampio curvone a destra che immette su un veloce rettilineo, al fondo del quale la curva del Tamburello, da lustri divenuta una chicane, riporta con qualche brivido alla memoria Ayrton Senna; altro rettilineo, e questa volta è la chicane Villeneuve a riportare alla memoria Roland Ratzenberger che perse anche lui la vita nello stesso triste weekend.
Impossibile non cercare di ricordare l’andamento originario di questa prima parte del tracciato, allora molto più veloce, che allora come oggi porta alla curva della Tosa, un tornantone in salita che precede la lunga salita che conduce alla curva della Piratella, insidiosa, velocissima, e di cui non si riesce a realizzare la traiettoria se non quando si arriva al termine della salita.
Giù verso le Acque Minerali per una doppia curva a destra fondamentale per la realizzazione di un buon tempo, una curva che, vista con gli occhi dei piloti, appare tutt’altro che facile, soprattutto considerata la successiva salita che porta alla Variante Alta; solo percorrendola a piedi ci si rende conto che i piloti non hanno alcun tipo di visuale della Variante Alta, e l’unico elemento di riferimento sono i cartelloni pubblicitari sopra l’ingresso della stessa.
Da questo punto di vista forse il punto più difficile del tracciato, considerato come la staccata venga effettuata a centro metri dall’ingresso della variante, e che in quel punto, stante l’elevata velocità, sbagliare di pochi metri la frenata vuol dire sbagliarne l’ingresso o “saltare” sulla stessa; il successivo rettilineo porta ad una violenta staccata per l’ingresso alle due curve della Rivazza, all’uscita delle quali il successivo rettilineo porta all’arrivo, per ricominciare un altro giro.
La sensazione è che la posa dei cartelloni pubblicitari “sopra” il circuito, più che un fatto di sponsorizzazione sia stata eseguita per dare dei punti di riferimento ai piloti che altrimenti non avrebbero modo, o lo avrebbero con molte difficoltà, di gestire al meglio le parti più impegnative ed insidiose del circuito imolese.
Resta, in ogni caso, che anche questa passeggiata abbia consentito, vedendo il tracciato con “gli occhi dei piloti”, di apprezzare ancor di più le peculiarità di un tracciato per certi versi con qualche problematica di tipo logistico, ma che si presenta come uno dei più tecnici del panorama continentale.
































