DI PAOLO CICCARONE

Nel venerdì del GP del Bahrain ha tenuto banco la riunione fra i vertici della Fia e i motoristi in vista del regolamento 2026 e quello successivo, con varie posizioni e discussioni, senza venire a capo di niente in quanto le posizioni sono ancora distanti in merito a cosa fare, con che tempi e in che modo. Di sicuro i famigerati V10 non sono in agenda ma si cerca di sviluppare maggiormente i motori V6 riducendo la parte elettrica. A contorno, però, c’è altro che bolle in pentola e riguarda il Patto della Concordia, che scade a dicembre e non è stato ancora ratificato.
Il presidente Ben Sulayem farà una riunione durante questo week end, con una serie di proposte da sottoscrivere. Al centro c’è, ovviamente, la spartizione dei soldi che al momento vedono il 67 per cento degli introiti di Liberty destinati ai team, ma con l’arrivo di Cadillac (il cui team principal era in Bahrain preoccupato perché dovrebbero capire che motore fare in futuro) ha portato a 11 le squadre che dovrebbero spartirsi i soldi. Quindi da un lato la richiesta di aumentare questa percentuale togliendo risorse a Liberty Media, dall’altra fare in modo che la governance, che è il vero punto dolente, venga deliberato.

Perché mentre per la parte economica la quadra si è trovata, sembra strano che a non firmare sia proprio la Fia proprio in virtù del fatto che a livello di chi comanda, Ben Sulayem non è per niente soddisfatto. Qualcuno ipotizza che il tirare in lungo fino a quasi scadenza del vecchio accordo e poco prima che scatti il nuovo, sia una mossa per arrivare a un punto di non ritorno e accettare la visione del presidente. In Bahrain si è parlato anche delle dimissioni di Reid, uno dei vicepresidenti, ma in ballo c’è il rinnovo delle cariche a vari livelli. Quindi, riassumendo: motori, non ancora definiti del tutto, Patto Concordia, firmato ma manca la parte di governance, elezioni Fia, si delineano i vari schieramenti senza però scoprirsi. E’ un GP nel GP oscuro per tutti…






